Bruce Sturgell (Chubstr) | UominiDiPeso


1- Who are you and how much you are cool?
I’m Bruce Sturgell, and I’m the founder of Chubstr.com – a big men’s style site that I started back in 2011. I don’t know how cool I actually am, but I can tell you that doing what we’re doing with Chubstr has been cooler than I ever could have dreamed.

2- Where are you from and what was it like growing up?
I was born in St. Louis, Missouri – in the middle United States, and I lived most of my life in that area until a few years ago, when I moved with my family to the West Coast. I’m now living in Portland, Oregon, which I love more than I can put into words!


I’ve almost always been a bigger guy. Growing up, I was a chubby kid, and there were times that it was difficult to deal with, but I don’t really remember ever letting it get me down for extended periods of time. It was always there, and was always part of who I was – the fat kid. As I got older, I realized there’s a lot more to me than my size, and I honestly think Chubstr probably grew out of that. 

3- What made you decide to pursue a career in men’s blogging?
When I got out of school, all I wanted to do was be a radio DJ. I idolized all the people I listened to as I was younger, and I wanted to be them. I did that for a few years, even serving as a radio stunt man for a while. I finally realized that radio wasn’t what I wanted long term, and I got into marketing. 

After doing that for a few years, I realized that I had just stopped thinking about my own personal style almost totally, and that it was an important part of who I am that I wanted back. I would go to the mall looking for clothes with style that actually fit, but I couldn’t find any. Time after time, I would leave empty-handed, until one time, I left and I was angry. I decided to do what everyone else was doing and go to the internet to complain about it. 

I started a Tumblr blog in 2010 and called out all the companies that didn’t carry extended sizes, or made big sizes but didn’t make them easy to find in stores or on their websites. I also shared photos of my looks online, and talked about where I bought the pieces I was wearing. To my surprise, people started asking questions, liking photos, and sharing them with their friends. They were asking me for advice on what to wear, where to find things, and how to dress. I realized that there was something bigger here than some nameless Tumblr blog, and Chubstr was born in early 2011 with a mission to “Help Men of Size Find, Create, and Share Their Style With the World.”

I guess the short answer to your question is that I became a blogger by accident, and out of frustration. 


4- In your lifetime, how has been your relationship with fashion and clothing?
When I was younger, I was very much into style, and looked for unique and interesting clothes that reflected my personality. As I got into my 20’s, I stopped thinking about style, and focused quite a bit on work. I realized that I missed style, and went out of my way to find things that fit me and looked good. Now, I want everything I wear to be a reflection of my own personal style. 

5- Do you think women have more advantage in this field than men? Why?
I think women’s plus fashion and the women’s fashion industry in general is a much larger business than men’s. This means that change happens there first. We’re starting to see this carry over onto the men’s side, at least with modeling, and with some brands making their men’s plus size offerings more accessible. I expect this to continue for years to come. We’ve got good things in our fashion future!


6- What should happen to start this #PlusMenRevolution in a global dimension?
More designers (large and small) need to take a chance on extended size clothing. I know that Chubstr readers are looking for what these companies have to offer. They want style in sizes that fit them. If you can give them that, they will buy those things. We see it every day with our partnerships and promotions. We also see it in the questions we get from readers. They want all this stuff – companies just need to make it for a bigger customer. 



I want to end this interview by asking a thought on the body shaming, bullying and how men and women of weight we are seen by the rest of society.
Body shaming and bullying are real things, and I hope that what we’re doing with Chubstr, and all the other body positive sites out there, is making a difference for people. Our real goal is to show the world that your weight doesn’t make you less worthy of love and respect. That plus size people are just as amazing as their mainstream sized counterparts. I feel like we’re making progress, even if it is slow going. 


Thanks Bruce for this great opportunity.

Scopriamo il fondatore di Chubstr: Bruce Sturgell


1- Chi sei e quanto sei figo? 

Io sono Bruce Sturgell e sono il fondatore di Chubstr.com – il sito dei grandi uomini con stile che ho creato nel 2011. Non so quanto io sia figo in realtà, ma posso dirti che fare ciò che sto facendo con Chubstr è stato più Figo di quanto avessi mai potuto sognare!

2- Di dove sei e in che modo sei cresciuto?
Sono nato a St. Louis, Missouri, nel bel mezzo degli Stati Uniti, e ho vissuto la maggior parte della mia vita in quella zona fino a pochi anni fa, quando mi sono trasferito con la mia famiglia nella West Coast.
Ora vivo a Portland, Oregon, che amo più di quanto possa esprimere a parole!

Sono quasi sempre stato un ragazzo più grande rispetto agli altri. Ero un bambino paffuto e crescendo ci sono stati momenti difficili da affrontare, però non mi ricordo di essermi mai demoralizzato per lunghi periodi. Il ragazzo grasso faceva sempre parte di me ed ero sempre io. Una volta cresciuto ho capito che c’è molto di più oltre alla nostra dimensione e credo che Chubstr nasca proprio da questa necessità di scoprire e andare oltre la nostra dimensione XL.


3- Che cosa ti ha fatto decidere di intraprendere una carriera nel blogging maschile?
Quando ho terminato la scuola, tutto ciò che volevo, era essere un DJ radiofonico. Da ragazzino ho idolatrato tutte le persone che ascoltavo in radio e volevo essere li, al loro posto. L’ho fatto per alcuni anni. Dopo un po’ di tempo ho finalmente capito che la radio non era quello che volevo fare per il resto della vita, e sono entrato nel marketing.

Dopo averlo fatto per alcuni anni, mi sono reso conto che avevo appena smesso di pensare quasi totalmente al mio stile personale e questa era una parte importante di quella persona che volevo tornare ad essere. Andavo nei Centri Commerciali alla ricerca di vestiti alla moda e con stile, ma purtroppo non trovavo mai nulla della mia taglia. Ogni volta rimanevo a mani vuote fino a quando un bel giorno mollai tutto e mi arrabbiai. Decisi di fare quello che tutti gli altri stavano facendo e cioè andare in internet per lamentarsi e far sentire la mia voce.
Cosi ho aperto un blog su Tumblr nel 2010, chiamando tutte le aziende che non creavano collezioni per taglie grandi, o aziende che producevano abbigliamento oversize ma i loro prodotti non erano facilmente scovabili nei negozi o sui loro siti web. Ho iniziato a condividere le mie foto con gli outfit on-line, e iniziai a raccontare dove acquistavo i capi che indossavo. Con mia grande sorpresa, la gente ha iniziato a fare domande e a di condividerle con i loro amici. Loro mi chiedevano consigli su cosa indossare, dove trovare le cose, e come vestirsi.
Mi sono reso conto che c’era qualcosa di più grande rispetto ad un anonimo blog su Tumblr, e Chubstr.com è nato all’inizio del 2011 con la missione diaiutare gli Uomini di Peso a trovare, creare e condividere il loro stile con il mondo.”
Credo che la risposta breve alla tua domanda è: sono diventato un blogger per caso e per frustrazione.


4- Nella tua vita, come è stato il tuo rapporto con la moda e l’abbigliamento?
Quando ero più giovane, avevo molto stile ed indossavo vestiti unici ed interessanti che riflettevano la mia personalità. Appena ho compiuto 20 anni, ho smesso di pensare allo stile, e mi sono concentrato di più sul lavoro. Dopo un po’ di tempo realizzai il fatto che stavo perdendo il mio stile e cercai allora di cambiare il mio modo di cercare i vestiti e di trovare vestiti che mi stiano bene. Il mio desiderio ed obiettivo è che tutto quello che indosso deve essere un riflesso della mia persona e del mio stile.

5- Pensi che in questo campo le donne sono in vantaggio rispetto agli uomini? Perché?
Credo che la moda delle donne Plus e l’industria della moda femminile, in generale, sia un business molto più grande rispetto quello degli uomini. Ciò significa che il cambiamento avviene prima per il mondo femminile però stiamo iniziando intravedere qualcosa anche nel mondo maschile, almeno con l’aspetto dei modelli e con alcuni brand che hanno iniziato a proporre e ad offrire una buona scelta per gli Uomini Plus. Mi aspetto che questo miglioramento e questo sviluppo migliorerà nei prossimi anni a venire. Abbiamo buone cose nel futuro della nostra Moda Plus.


6- Cosa dovrebbe accadere per far si che questa #PlusMenRevolution abbia inizio a livello globale?
Molti designer (grandi e piccoli) hanno la possibilità di estendere le taglie dell’abbigliamento. I nostri lettori di Chubstr sono alla ricerca di quello che queste aziende hanno da offrire loro vogliono un po’ di stile e moda anche nelle taglie più grandi. Se si risponde alle loro esigenze poi senza alcun dubbio essi compreranno queste cose. Lo vediamo ogni giorno con le nostre partnership e promozioni. Lo vediamo anche nelle domande e nelle risposte da parte dei lettori. Vogliono e desiderano moltissimo avere vestiti delle loro dimensioni e le aziende non devono fare altro che produrre ed ampliare le proprie collezioni oversize.


Voglio concludere questa intervista chiedendo un tuo pensiero sul Body Shaming, il bullismo e come gli uomini e le donne di peso sono visti dal resto della società.
Il Body Shaming ed il bullismo sono cose reali, e mi auguro che quello che stiamo facendo con Chubstr e tutti gli altri siti basati sulla positività del corpo, possano fare la differenza con persone e migliorare tutta la nostra sociteà. Il nostro vero obiettivo è quello di mostrare al mondo che il nostro peso non ci rende meno degni di amore e rispetto. Che le persone in carne sono altrettanto incredibili come le loro controparti di dimensioni tradizionali. Sento che stiamo facendo grossi progressi e anche se in maniera molto lenta sento che tutto questo migliorerà.

Curiosiamo nel mondo Maxfort, ma non solo, con il suo portavoce Alberto Seracchioli :)

Con l’inizio dell Primavera voglio cogliere l’occasione di presentarvi le 6 domande che ho posto al portavoce dI Maxfort, Alberto Serachioli, il quale ha risposto a qualche nostra curiosità ed ha spiegato meglio il mondo Oversize dal punto di vista dei produttori.

Da un po’ di tempo cerco sempre di proporvi, mostrarvi e farvi conoscere da più vicino il mondo Maxfort in quanto lo ritengo davvero una brand all’altezza della situazione e nelle ultime collezioni ha davvero dato una svolta su colori, modelli e design di ogni singolo capo arrivando, secondo me, a competere non solo con i marchi europei ma anche con tutto il resto del mondo. In particolar modo nell’ultimo periodo ho voluto testare e testimoniare con il settore jeans e pantalone ha davvero migliorato ulteriormente vestibilità e qualità.

Prima di lasciarvi alle domande, voglio segnalarvi dove trovare i vari marchi e dove consultare i cataloghi delle collezioni.

Maxfort Abbigliamento Oversize Maschile
Sophia Curvy Abbigliamento Curvy & Oversize Femminile
Da quanto tempo esiste Maxfort e come è nata l’idea di occuparsi del mondo oversize?
Maxfort esiste da oltre 20 anni, ma il marchio è stato registrato nel 1998.
L’azienda madre, Bernagozzi, si occupa di produzione di abbigliamento dal 1930, dopo tante evoluzioni di mercato siamo alla 5° generazione , ci siamo resi conto che il mercato delle taglie oversize proponeva un abbigliamento secondo noi non adatto alle esigenze della clientela e dei giovane . Abbiamo girato in tutta Italia per renderci conto delle esigenze della clientela ma sul mercato c’erano diverse aziende ,ma tutte quante proponevano capi classici con poca fantasia e sopratutto poco colore, non abbiamo fatto altro che proporre i capi che sono alla moda , nei colori di tendenza anche in taglie più comode.
Oltre al marchio Maxfort la Bernagozziè proprietaria dei marchi Sophia Curvy, Berna Italia eBlock Eleven.

Che obiettivi per il prossimo biennio, quali progetti ed idee vi piacerebbe trasformare in realtà?
Per i prossimi anni vorremmo consolidare quanto abbiamo fatto sino ad ora, un passo alla volta senza strafare ,rendere sempre più complete le nostre collezioni, che già contano oltre 230 capi ogni semestre più qualche “flash” di pronto durante ogni stagione.

Quanto il MADE IN ITALY ha ancora successo ed è ricercato a livello internazionale?
Produciamo in Italia oltre il 80% dei nostri capi, perché abbiamo sempre creduto che il Made in Italy sia importantissimo ,all’estero è sicuramente un valore aggiunto, ed anche in Italia le persone cominciano a guardarci,poi preferiamo la produzione nazionale per puro campanilismo e a far lavorare aziende Italiane come noi.

Dato che ti occupi anche di abbigliamento Oversize per Donne, qual’è la differenza più grande tra mondo maschile e mondo femminile?I capi particolari, che quindi escono dagli standard più classici, vengono richiesti o rimangono nel dimenticatoio?
Mi occupo della linea Sophia Curvy da 3 anni, ma da subito ho capito che anche le nostre clienti sono alla ricerca di capi molto giovani, alla moda, casual, e l’unica differenza che ho notato rispetto agli uomini, per ora , è che sono molto più reattive sui social. Appena mettiamo una foto su Facebook o Instagram abbiamo tantissimi LIKE e moltissimi commenti e richieste su quali siano i negozi ed i rivenditori del marchio in questione.
Sono pochi i dettaglianti che propongono i capi più particolari, i più sono restii ad acquistare i capi più modaioli, hanno paura sopratutto in un periodo come quello appena passato di crisi, di investire in capi secondo loro più rischiosi, tipo i Jeans con gli strappi o con i patch, o le camicie con i quadri come andavano quest’anno. Per noi questa è diventata una vera e propriaMISSION perché abbiamo davvero intere collezioni che potrebbero soddisfare più generazioni.


Pensi che vi sarà la possibilità di conquistare il mercato d’oltreoceano dopo aver fatto conoscere il vostro nome sia in Europa che in Russia?

Per il momento non abbiamo interesse a “sbarcare” negli Stati Uniti , vorremmo continuare a far bene nei paesi dove già lavoriamo quindi tutta Europa , Russia, Arabia , Australia ,Nuova Zelanda e Sud Africa.

Per concludere questo piccolo spazio dedicato a te e al vostro brand, ti chiedo un pensiero ed un concetto che ti senti di trasmettere a uomini e donne che hanno dei kg in più e che vorrebbero


I kg in più ,se non eccessivi non sono un problema, se e solo se, una persona accetta il proprio corpo, si sente bene con se stessa, fa di tutto per condurre una vita sana, praticando un minimo di attività fisica, è qui che NOI possiamo contribuire a questo benessere, perché anche un vestito, una t-shirt può contribuire a migliorare l’autostima di una persona.


Sono contento di aver dato la possibilità ad Alberto di presentare meglio il loro concept ed il loro modo di vedere il nostro mondo Oversize 🙂

Alessandro

Intervista con: Tommaso Dick e Mose’ Pettorossi dei Rhinos Milano

 
1. Cosa ti ha spinto a scegliere questo tipo di sport?
Tommaso Dick: Bhe diciamo che mi hanno convinto 2 miei amici ad iniziare a giocare a football,era già da un po’ avevo intenzione di provare uno sport diverso dal solito calcio,da quel momento in poi il football è entrato nella mia vita
Mosè Pettorossi: Ho iniziato a praticare questo sport grazie a mio zio, mi ci ha portato lui seguendo la sua passione.
2. Quanto tempo ti occupa l’allenamento e a che età hai iniziato?


Tommaso Dick: Per giocare a football occorre essere fisicamente molto allenati,è uno sport che richiede(soprattutto nel mio ruolo) grande esplosivitá e forza,quindi bisogna allenarsi anche in palestra,diciamo che su 7 giorni io mi alleno 6(2/3 giorni in campo,3/4 in palesta a seconda di quanti allenamenti si svolgono durante la settimana)
Ho iniziato a giocare a football nell’estate del 2010,avevo 17 anni.
 
Mosè Pettorossi: Mi alleno circa 3 ore al giorno tra palestra e allenamenti in campo e ho iniziato a 18 anni.
3. In che modo lo sport ti ha aiutato nella crescita personale?


Tommaso Dick: Il football mi ha aiutato a mitigare il mio carattere scontroso,rendendomi più disponibile a lavorare con gli altro.
Mi ha anche aiutato a trovare la determinazione di affrontare la giornata.
Mosè Pettorossi: Pensandoci bene forse nella metodica e nel confrontarmi con i miei compagni
4. Se fossi un giocatore professionista chi vorresti essere?
Tommaso Dick: JJ Watt…uno dei migliori DE della NFL
Mosè Pettorossi: Onestamente non saprei non seguo i pro, forse una safety tipo Dawkins
5. Quali consigli daresti ad un ragazzo alle prime armi con il football americano?
Tommaso Dick: Cosa direi ad un ragazzino che ha appena iniziato? Gli farei capire quanto è meraviglioso lo sport che ha scelto e di quanti sacrifici necessita,gli direi di godersi gli anni delle giovanili che sono i più formativi e divertenti,e che sono quelli che ti lasciano i ricordi più belli,gli direi di allenarsi seriamente e con costanza perché chiunque con l’allenamento può arrivare a giocare in IFL.
Mosè Pettorossi: Sicuramente gli direi di impegnarsi al massimo sia in campo che fuori e di lottare sempre per la vittoria, di lottare per la tua squadra i tuoi compagni che in campo sono come fratelli. In questo sport imparerà dei valori che gli serviranno anche nella vita.
Qui di seguito vi lasciamo il link della loro pagina Facebook: https://www.facebook.com/rhinosmilano?ref=ts&fref=ts
E del loro sito internet: http://www.rhinos.it

Da Colorado, un Uomo di Peso che si racconta: Max Pieroboni

                

1) Partiamo dal passato, dalla tua infanzia, una domanda che potrebbe essere banale ma molto curiosa. Da bambino che lavoro sognavi di fare? Che lavori hai svolto nella tua vita, magari con qualche aneddoto simpatico da raccontare, ed a quanti anni hai capito che fare ridere gli altri sarebbe diventato il tuo mestiere?

Da piccolo sognavo di diventare uno sportivo, un allevatore di cani, crescendo e risultando un po’ pazzo e folle nelle mie trovate, il mio desiderio era fortemente di diventare un comico. Nella mia vita ho fatto 3 lavori importanti, l’impiegato, il venditore e nuovamente l’impiegato e nella vendita però che davo il mio meglio e mi divertivo avendo anche successo per il mio modo di fare con la gente. Ho lavorato 24 anni all’aeroporto, ambiente difficile per le molteplici personalità incontrate e per la triste mentalità dei grandi posti di lavoro dove sembra tutto uno scarica barile uno con l’altro.
2) Dal 2008 fai parte del cast di Colorado ed in precedenza hai lavorato, e tutt’ora lo fai, con un grande Maestro, Renato Converso. Che ruolo ha avuto nella tua carriera?È lui il tuo punto di arrivo o ci sono altri idoli e personaggi ai quali ti sei ispirato ed ambisci?
Renato Converso è stato il mio guru, la persona che mi ha dato la marcia in più, la persona che ha fatto vivere la mia mimica, è stato straordinario incontrarlo e ad oggi gli voglio bene come un padre, un padre folle e scatenato. 
La mia vita è già un sogno così, non lo dico per retorica, sino a 10 anni fa chiedevo gli autografi a personalità con cui ora divido il palco. La mia vita è una favola in quanto non ho avuto la fortuna e il tempo di partecipare a scuole o accademie, tutto quello che avete sino ad ora  visto è nato dalla mia fantasia e dal mio cimentarmi.
Dove andrò a finire nn lo so, so solo che continua il mio impegno per migliorarmi e imparare ma non ho mire di presentare SanRemo o altro,  sto con i piedi per terra, il tempo, la fortuna ed altri fattori tracceranno la strada.

3)Passiamo ad una domanda interiore molte personale, alla quale sarai libero di aprirti se vorrai o potrai anche solo farci arrivare un cenno di come è la vera vita di un comico. Da molte parti leggiamo che i comici nella loro vita privata, tendono ad essere diametralmente opposti, cioè chiusi e molto seri. Guardando le tue pagine dei social, questo non sembra essere il tuo caso, ma ti ci ritrovi o comunque sono solo dicerie o può capitare realmente una tale trasformazione?
L’essere diversi da come si appare credo sia normale, non siamo eterni clown o bambinoni, pertanto la gente deve avere l’intelligenza di nom chiederci l’autografo al funerale o di fargli la vocina di Jason mentre sono a pranzo al ristorante con i miei o ad una cresima, se in quel contesto non si vuole rispettare la nostra privacy allora non siamo strani noi, ma umani!!!
Per quanto riguarda le mie pagine dei  social ho capito PURTROPPO che la gente e gli amici (o conoscenti) leggono e strumentalizzano a loro modo quello che pubblichi. Circa un anno fa’ dopo aver messo delle frasi che mi venivano dal cuore ed alimentate dalla delusione di alcune persone, sono stato avvicinato da amici che avevano letto in quelle parole un mio momento di cattiveria, irritazione e depressione … ( ERO SOLO INCAZZATO COME PUO’ ESSERE UNA PERSONA NORMALE) e da quel momento ho deciso di pubblicare solo cose frivole o che fanno ridere, tanto alla gente non importa cosa pensi, anzi ribalta e strumentalizza il tutto. A volte basta un MI PIACE, su facebook, messo in condizioni strane che da addito di partire con il cervello con film tutt’altro che nella nostra intenzione. Sono stufo di questo e pertanto sui social pubblico solo cavolate e sciocchezze, il mio cuore chi vuole lo puo’ conoscere dal vivo.
4)Ti piacerebbe lavorare sul grande schermo e cimentarti in qualche film o esperienza del genere?
Mi piacerebbe tanto lavorare nel mondo del cinema ma le dinamiche in Italia sono strane …. ripeto il caso, la fortuna e gli eventi decideranno per me.
5)Ora l’aspetto sociale e morale dell’intervista. Come e quanto hanno influito il peso e l’aspetto fisico nella tua carriera?e nella tua vita privata? comprese le problematiche nell’abbigliamento.
Non sono sempre stato colosso come ora, a 21 anni ero 1.90 per 85 kg, giocavo a basket, calcetto e kickboxing e grazie ad un bruttissimo infortunio al ginocchio sinistro, dopo 4 operazioni persisteva un problema di lesione della cartilagine, ho chiuso con ogni tipo di sport.
Spesso ci piango, si avete letto bene ci piango perchè vorrei poter fare almeno la mia partita con i colleghi di Colorado, giocare a calcetto, ma tutto questo e’ impossibile ormai e ne ho sofferto molto.
Ho dovuto giocarci nell’ambito dello spettacolo con il mio fisico e pertanto sono costretto a ridicolizzare il miei personaggi, ma senza alcun problema o pentimento, scherzo contro la sorte.
L’abbigliamento e’ un tasto dolente, spesso vedo vestiti bellissimi ma nn trovo la taglia (4xl).
6)Cosa ti senti di dire e consigliare ai ragazzi e agli uomini di peso che non accettano il loro fisico e si demoralizzano? E cosa invece vorresti dire a tutte quelle persone che in un modo o nell’altro ci discriminano e/o fanno del bullismo verso coetanei ed adolescenti?
Mi sento di dire che non accettarsi e’ sbagliato anche se non e’ facile. Bisogna volersi bene e volersi bene non e’ voler trasformarsi o altro ma volersi bene nell’alimentazione, se e’ pur vero che non diventero’ 80 kg da 135, e’ anche vero che devo volermi bene a non lasciarmi andare ed arrivare a 150kg. Spesso vedo ragazzi, uomini ai McDonald’s o ai ristoranti, grossi e robusti come me che ridono e scherzano con gli amici facendosi veder mangiare tantissimo a mo’ di gioco, di sfida. Si gioca con la vita? È la cosa più stupida che una persona può  fare. Siamo grossi si, ma con il cervello dove si puo’ dire di NO, facciamolo, non siamo fenomeni da baraccone, la pelle e la salute è la nostra non di quelli che ci stuzzicano a mangiare.
Il bullismo va denunciato ad alta voce, va denunciato, va punito subito e insieme agli altri, se uno è un bullo tutti devono saperlo e devono combattere quel soggetto insieme, vanno isolati e puniti, non prendiamoci in giro con il buonismo, loro non ne hanno.

                          
Grazie Max! Ti vogliamo ringraziare anche qui per la tua grande gentilezza, simpatia e disponibilità.
Qui di seguito trovate il suo sito con info ed eventi: http://www.maxpieroboni.it

Intervista con: Gianluigi "Gigio" Rosati dei Dolphins Ancona

           

1. Cosa ti ha spinto a scegliere questo tipo di sport?



Veramente più che qualcosa che mi ha spinto a scegliere il football, il football ha scelto me. Il mio approccio a questo sport che non conoscevo è avvenuto per caso, accompagnando un amico ai suoi allenamenti, nella fattispecie si trattava del buon Alessandro Tanassi di “We Play for pizza”. Mi chiese se volevo fare una prova e non mi fermai più! Era l’agosto del ’95 e ci si preparava per disputare il campionato nazionale under 21, Io venivo dal tae kwon do, che praticavo anche ad un certo livello, ma non so, forse perché venivo da uno sport individuale, venni completamente rapito dallo spogliatoio e dallo spirito di fratellanza che solo il football può manifestare in modo così forte e struggente. All’inizio ricordo che per motivi legati alla certificazione medica dovetti saltare la prima partita. Fu abbastanza dura incrinare gli equilibri che si erano stabiliti ma con non pochi sacrifici riuscì a guadagnarmi la posizione di titolare.
2. Quanto tempo ti occupa l’allenamento e a che età hai iniziato?
La mia esperienza con il football è iniziata a 19 anni e si è protratta per parecchio tempo: quest’anno sarà il mio 19° campionato di prima squadra oltre ad altri 4 disputati con la giovanile (a uno riuscì a prendere parte come uno dei due fuori quota ammissibili). L’allenamento durante la stagione agonistica è totale, nel senso che al di là dei 3 giorni in cui ci si allena con la squadra e il giorno della partita vanno valutate sia le sessioni di allenamento in palestra sia l’impegno e l’attenzione alla propria alimentazione. Nei periodi al di fuori del campionato in ogni caso è sempre buona norma continuare a mantenere un stato di preparazione sufficiente.
3. In che modo lo sport ti ha aiutato nella crescita personale?


Il nostro è uno sport fatto di sacrifici e questo è importante nella vita: ti insegna a non mollare mai, a dare il meglio di te. E’ anche vero che è uno sport corale, in cui ognuno deve fare il meglio per se e per gli altri, in nome della squadra, che è il bene superiore.  Per questo il football è perfetto anche per insegnare lo spirito di sacrificio nei confronti degli altri: per far si che si possa fare touchdown, o perché si possa evitare di subirlo, c’è infatti bisogno di tutti. In Italia, dove la cultura sportiva è pesantemente condizionata da quella calcistica, questo concetto è difficilmente spiegabile. Se un profano osservasse una partita di football, a seguito di un passaggio in touchdown, direbbe di sicuro che qb e ricevitore siano stati fenomenali. Un giocatore o un appassionato di football americano sa che quel touchdown è frutto di un lavoro corale, che parte dagli allenamenti, e coinvolge gli uomini di linea, gli altri ricevitori e i vari bloccatori, il coaching staff e i ragazzi della panchina, che si allenano con te per far si che la squadra possa ottenere la vittoria. Il football in poche parole è scuola di vita!
4. Se fossi un giocatore professionista chi vorresti essere?


Allora, il mio giocatore preferito di tutti i tempi è Ken Norton Junior, LB dei 49ers! Altro giocatore che ho ammirato tantissimo è stato Lewis dei Ravens (che tra l’altro indossava il mio stesso numero di gioco!) ma, al di là dei nomi, sono sempre per mia natura molto affezionato ai giocatori senza volto. Mi spiego. Ci sono ruoli nel football americano che non finiscono nelle statistiche, a meno che non si sia fatto qualcosa di sbagliato: è il caso degli offensive lineman, quei ragazzoni che per tutto il tempo si danno delle gran botte per permettere al gioco di svilupparsi ma che, spesso, vengono dati per scontati. Beh, quei ragazzoni sono la vera anima del football: se si vince si corre dietro al qb per intervistarlo, se si perde a finire sotto la lampada dell’inquisitore sono le linee. Mi ricorderò sempre la linea offensiva dei Dallas Cowboys di Aikman del ’95: parecchi si ricorderanno sicuramente di quella squadra (oltre a Aikman sicuramente, Irvin e Smith, ecc.), ma io ricordo quella linea, che concedeva anche 10 secondi al qb prima di lanciare! E ricordo anche la partita di quell’anno contro i 49ers, con il “mio” Ken Norton che, superando quella linea da 10 secondi, fece un sack memorabile su Troy Aikman.
5. Quali consigli daresti ad un ragazzo alle prime armi con il football americano?
Ad un ragazzo che inizia consiglio di allenarsi e di metterci il cuore. Nessuno sport come questo premia chi sa mettersi in discussione, non si deve avere fretta, ma si deve lottare in tutti gli allenamenti per ottenere il meglio. Non tutti siamo uguali e non tutti abbiamo gli stessi tempi: se un coach ti tiene fuori, spesso non lo fa per motivi futili come il risultato,spesso il ragionamento è ponderato, e la preoccupazione è quella che in un campo da football americano, se non hai gli occhi anche dietro la testa, rischi seriamente di farti male. Il tutto si traduce in allenamenti duri, per poter crescere. Io vi dico di cominciare piano piano, magari negli special team, che non andrebbero sottovalutati ma anzi utilizzati dai giovani come trampolino di lancio per dimostrare le proprie doti, la propria grinta e soprattutto la propria voglia di essere lì, con la squadra e la propria ” famiglia”, formata dai compagni! Ciao a tutti!
                                        
Qui trovate il loro sito internet: http://www.dolphins.it
Qui invece la pagina Facebook:





Intervista con: Alex Erioldi e Alex Ferrari dei Giants Bolzano

1. Cosa ti ha spinto a scegliere questo tipo di sport?

Alex Erioldi: Una motivazione valida che mi ha spinto a scegliere questo sport, riguarda la mia infanzia: mio zio giocava a football e quindi sono cresciuto con questo mito del football americano e  quando ne ho avuto l’occasione ho provato e mi è piaciuto subito molto perché era diverso dai soliti sport come il calcio, pallacanestro e pallavolo a cui ci obbligavano durante le lezioni di educazione fisica.
Alex Ferrari: Il football americano ce l’ho nel sangue, sono cresciuto infatti in una famiglia dove sia mio padre che mio zio calcavano l’erba sintetica dello stadio Europa già da un po’ come LB e DB rispettivamente. Mio padre vestiva il numero 53, numero che ora porto con orgoglio sin dai tempi della giovanile.
 
2. Quanto tempo ti occupa l’allenamento e a che età hai iniziato?

Alex Erioldi: Il mio l’allenamento si divide in 3 fasce: off-season pre-season e season.
Nella prima fascia (off-season) mi alleno 4/5 volte in palestra a settimana e 2 volte di atletica. In questa fascia la palestra è sovrana, lavoro con carichi pesanti e molte serie, invece le sessioni di atletica sono soprattutto di fondi.
La pre season invece viene dedicata soprattutto al campo con 5 giorni di atletica e 4 di palestra. Durante la season invece abbandono l’atleta e mi concentro più sulle tecniche e drill di gioco svolgendo 5 allenamenti a settimana sul campo e 3 in palestra, con un’attività con carichi meno pesanti.
Alex Ferrari: Ho iniziato 6 anni fa partendo con l’U18 passando poi per l’U21 e approdando infine in prima squadra. Penso che se si vuole giocare a questo gioco vi sia la necessità di impegnarsi seriamente al 110%. Buona parte del mio tempo la passo tra campo e palestra: solitamente svolgo 2 ore di agilità e velocità in campo seguite da 2-3 ore di pesistica al giorno, alle quali si aggiungono dai 3 ai 5 allenamenti sul campo con la squadra.
3. In che modo lo sport ti ha aiutato nella crescita personale?

Alex Erioldi: Mi ha aiutato nella crescita personale facendomi capire quanto importante sia fare sport non solo a livello fisico ma anche mentale, (rapportarti e interagire ) con altre persone che amano e praticano il tuo stesso sport; ti fa talmente legare a queste persone tanto da chiamarli “fratelli”. Questo credo sia la cosa più bella che puoi provare praticando questo sport.
Alex Ferrari: Lo sport in genere é un ottimo metodo di crescita e socializzazione. Il football americano ha poi qualcosa in più che altri sport non hanno: rispetto ad altri sport infatti qui si gioca come squadra, si scende in campo come squadra, si soffre, si vince o si perde come squadra. L’individualismo qui infatti non trova molto spazio. Il football insegna rispetto, fratellanza, umiltà e spinge costantemente a migliorarsi.
 

 
4. Se fossi un giocatore professionista chi vorresti essere?

Alex Erioldi: Non ne ho la più pallida idea, ci sono molti giocatori che stimo e apprezzo per le loro doti atletiche nella NFL ma non c’è un giocatore in particolare che vorrei essere.
Alex Ferrari: Se parliamo di giocatori che tuttora sono attivi sicuramente Tyrann Mathieu. Per svariati motivi ha saltato l’anno senior al college LSU ma é riuscito con impegno, umiltà e duro lavoro a rifarsi ed é infine stato draftato al terzo giro nel draft 2013 dagli Arizona Cardinals.  Come giocatore preferito in assoluto la scelta ricadrebbe sicuramente su Brian Dawkins: SS dei Philadelphia Eagles, 9 volte Pro Bowl primo giocatore a compiere: Sack, Intercetto, ForcedFumble e Td in un unica partita.
5. Quali consigli daresti ad un ragazzo alle prime armi con il football americano?

Alex Erioldi: Il mio consiglio è…se ti piace davvero il football americano ti devi allenare più che puoi, dovrai fare mille sacrifici ma ne varrà la pena…E appena puoi cerca di fare di tutto per andare a giocare in un college americano.
Alex Ferrari: Se parliamo di giocatori che tuttora sono attivi sicuramente Tyrann Mathieu. Per svariati motivi ha saltato l’anno senior al college LSU ma é riuscito con impegno, umiltà e duro lavoro a rifarsi ed é infine stato draftato al terzo giro nel draft 2013 dagli Arizona Cardinals.  Come giocatore preferito in assoluto la scelta ricadrebbe sicuramente su Brian Dawkins: SS dei Philadelphia Eagles, 9 volte Pro Bowl primo giocatore a compiere: Sack, Intercetto, ForcedFumble e Td in un unica partita.

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