Intervista doppia con: Luca Cova e Massimiliano Cipolla i Seaman Milano a cuore aperto!

Ormai ci siamo buttati a capofitto nelle interviste. Ci piace sapere cosa pensano gli uomini e abbiamo deciso di intervistare due membri dei Seaman Milano perché vogliamo dar voce agli Uomini che magari molto spesso non ne hanno.

“Perchè gli uomini di peso non lo sono solo sulla bilancia ma anche nella vita”



Cit. Marco Mutti

1. Cosa ti ha spinto a scegliere questo tipo di sport?
Cova: Sono sempre sempre stato un ragazzo con le “ossa grosse” e ho sempre praticato diversi sport (nuoto, basket, judo…) un po’ per dimagrire e un po’ per stare con gli amici. Con l’adolescenza avevo smesso qualsiasi attività sportiva, ero e sono un ragazzo pieno di passioni, interessato ma qualsiasi sport praticassi ero inadeguato, per il peso, per mancanza d fiato; insomma per tutti quei motivi per cui un ragazzo grassottello smette di fare sport a quell’età. Mi sono avvicinato al football su invito di un amico, Marco Aletti, il penultimo anno di liceo, perché era convinto che mi sarei trovato bene; quindi andai a provare un allenamento negli Skorpions Varese: fu amore al primo “colpo”. Due cose mi colpirono immediatamente l’intensità con cui ci si allenava e lo sguardo ammirato e luccicante dell’allenatore che vedeva un ragazzino di un metro e ottanta per 100 e rotti kg. Per la prima volta nella mia vita non solo mi sentivo lusingato da un allenatore ma mi buttarono subito nella mischia dandomi piena fiducia. Mi sentivo a casa ed era esattamente quello che stavo aspettando.

Cipolla: sono dell’idea che alla fine è lo sport che sceglie te, io ho praticato moltissimi degli sport praticabili in Italia, ma ricordo ancora in maniera indelebile la prima volta che ho posato gli occhi sulla “palla lunga un piede”. come avviene con l’amore senti un qualcosa che non hai mai provato prima una sorta di forza che ti attrae inesorabile spiegarlo è semplice, viverlo è un’altra cosa e questo è solo l’inizio, quando ancora non hai visto tutto quello che c’è sotto la punta dell’iceberg, il team, che da tutti i giocatori di football sentirai chiamare famiglia, perché è quello che succede quasi sempre, la disciplina, il rispetto e quella cosa che in nessun altro sport è grande come nel nostro beneamato movimento quell’insana voglia di superare i propri limiti passo dopo passo un centimetro alla volta, tutti insieme, come anelli di una catena, perchè è quello che diventi quando decidi di giocare a football, l’anello di una catena e si sa che una catena è forte quanto è forte il suo anello più debole è per questo motivo che non può esistere individualismo nel football. Come ci arrivi poi è casuale in molti casi un amico ti porta con se per farti fare un “provino” o perchè sei il duro della compagnia o perchè sei il più grosso della classe, ma da qualche tempo in campo riesci a trovare ragazzi che portano avanti una tradizione di famiglia e questo è bellissimo perchè vuol dire che stiamo riuscendo a fare storia anche noi.



2. Quanto tempo ti occupa l’allenamento e a che età hai iniziato?

Cova: Come ho detto prima ho iniziato tra 17 e i 18 anni e per molto tempo mi sono limitato ai 2-3 allenamenti a settimana previsti con la squadra. Con l’aumentare del tempo è aumentata anche la passione e l’ambizione, questo sport ha iniziato a plasmare il mio habitus. Dopo un infortunio, abbastanza grave alla caviglia, mi misi a dieta ferrea per perdere peso e recuperare più in fretta per poter giocare i playoff. L’anno successivo iniziai ad allenarmi da solo, andavo a correre ed iniziai a frequentare la palestra. All’inizio in maniera disordinata e incostante, poi via via più consapevole e mirata. Ho cambiato diversissimi tipi di allenamento e diete, e cerco di mantenermi il più costante possibile, tuttavia non siamo atleti professionisti ma lavoriamo per vivere e spesso questo non aiuta. Ho sempre combattuto con e contro il mio peso, attualmente credo di essere uno dei giocatori più pesanti della IFL con miei 155kg, e ho dovuto lavorare durissimo negli ultimi due anni per rimettermi a regime dopo uno stop forzato dovuto a problemi di salute. Quindi alimentazione controllata e tanto allenamento, in preseason (agosto-dicembre) almeno 5 volte a settimana (3 in palestra e 2 in campo) durante la stagione 3 volte a settimana per il mantenimento. C’è da dire che sono circondato da appassionati e che ogni volta che vado in palestra trovo sempre qualcuno con cui allenarmi. Motivo d’orgoglio, per me e alcuni miei compagni di squadra, è di frequentare la spartan gym di Busto Arsizio, sin da quando è stata pensata dal nostro amico e compagno Giuseppe Pisoni. Una palestra con la P maiuscola, fatta apposta per giocatori di football e dove spesso si allenano insieme giocatori di squadre diverse, anche rivali; non è raro trovare Seamen e Panthers allenarsi insieme.

Cipolla: psicologicamente tutto il giorno, ma ovviamente non sempre, i più fanatici dedicano all’allenamento ogni giorno dell’anno, non esiste pre season o off season o feste comandate. è questa l’attitudine migliore per un giocatore di football. Nel mio caso dedico all’allenamento 3\4 giorni alla settimana tra campo e palestra per un totale di circa 12\15 ore complessive ma quando dico che psicologicamente ti prende tutto il giorno non esagero, io ad esempio sono un informatore medico scientifico e quando sono in ospedale ad esempio salgo le scale e faccio i gradini a tre alla volta per lavorare sulle gambe, o amici che lavorano in campagna o come muratori pur avendo a disposizione macchinari per facilitare il lavoro alzano,spingono e traino tutto con le loro forze pur di essere pronti per il capo, è una condizione fondamentale, un mio allenatore mi diceva sempre che la preparazione fisica nel football non la puoi spegnere come un interruttore,la devi alimentare ogni giorno e al massimo delle tue potenzialità. Io ho cominciato a giocare all’età di 19 anni circa 10 anni dopo un qualsiasi giocatore americano.
3. In che modo lo sport ti ha aiutato nella crescita personale?

Cova: Il football non è uno sport è un’educazione, uno stile di vita, per essere giocato a certi livelli pretende una completa abnegazione e non basta il talento ma sono necessarie costanza e umiltà per rimettersi in gioco ogni volta. Il 2012 per me è stato l’anno di svolta, ero stanco e demotivato, soprattutto per problemi familiari e di salute, e fui costretto ad interrompere la stagione a metà e non ripresi nemmeno l’anno successivo. Solo dopo l’estate del 2013 e solo per i miei amici decisi di riprovarci. A settembre, all’inizio della preparazione, non credevo neanche di arrivare a fine allenamento ho vinto un Superbowl da titolare. Lo scorso anno ho ritrovato la voglia e la determinazione, sono stato sempre spronato da chi mi stava al fianco e ho scoperto di quanto stretto sia il vincolo che mi lega a chi fatica con me, soffre con me e vince o perde con me da più di dieci anni, non è semplice amicizia è una fratellanza, da soli non ce la si farebbe. Ho capito che il mio limite può diventare la mia forza se faccio di tutto per superarlo. Ho capito quanto sia difficile a volte mettere da parte l’orgoglio ma come, a volte, sia necessario, magari per lasciare spazio ad uno più bravo o più fresco, non sono perfetto e non sono il migliore, ma finché sono in campo gioco fino alla morte. Ho imparato che non sono mai io a mettere la parola fine e ho imparato il valore del sacrificio, dedicare tutto per qualcosa, dedicarvisi fino in fondo perché mi fa felice e mi realizza e questo non solo nello sport ma anche nella vita.

Cipolla: bhè quando ad una riunione aziendale il direttore commerciale apre la riunione con questo discorso https://www.youtube.com/watch?v=qOiIOA8ND5c tratto dal meraviglioso film di oliver stone “ogni maledetta domenica” capisci che il tuo mondo privato e professionale sono in equilibrio tra loro e che l’attitudine che metti su un campo da football è la stessa che userai per affrontare non solo i problemi lavorativi ma anche i problemi privati con una moglie o con un figlio o con un genitore, capisci la sofferenza che c’è dietro una sconfitta e impari a rispettarla preche vorrà dire che avrai trovato solo un modo errato per ottenere la vittoria e ti rialzi perchè devi riprovare ancora e ancora fin quando un giorno ti alzi e non cadi più prendi botte e rimani in piedi, il capo ti segnala un problema e trovi soluzioni invece che scuse, in una parola il ragazzo che eri si trasforma in un uomo sano e cosciente delle proprie forze e capacità, io lo proporrei al posto del servizio di leva.

4. Se fossi un giocatore professionista chi vorresti essere?

Cova: Del presente JJ Watt, anche se mi dicono che assomigli di più a Vince Wilfork, del passato Warren Sapp o Howie Long ma mi accontento di essere me stesso.

Cipolla: bella domanda diciamo che essere anche solo per un giorno Tom Brady non sarebbe per niente male anche perche il ragazzino ( tra i più pagati nella NFL il suo fatturato è stimato in 46 milioni di dollari>) è sposato con tale Gisele Bündchen. credo basti come motivazione. Realmente però mi sarebbe piaciuto vestive i panni di un pilastro del football NFL vincitore del superbowl XXXVII M.D.P della NFL ’99, 7 pro bowl, 4 first team all-pro, 2 secon team all-pro Bronko Nagusky Trophy ’94 Lombardi Award ’94 formazione ideale della nfl anno ’99 formazione ideale della nfl anno 2000 nr 99 ritirato dai Tampa Bay Buccaneers Pro Football Hall of Fame classe 2013 sua Maesta Mr Warren Sapp.
5. Quali consigli daresti ad un ragazzo alle prime armi con il football americano?

Cova: Tanto allenamento e tanta costanza, stando attento a non portare via troppo tempo allo studio e al lavoro, non scoraggiarsi mai perché la fatica e il dolore sono passeggeri, la soddisfazione resta. Di essere umile, di dimostrare quanto si vale più con l’impegno e con la costanza che con i discorsi e i proclami su facebook. Ma soprattutto di misurarsi sempre con i più forti, sia con i compagni che con gli avversari, dando tutto se stessi, perché è l’unico modo per onorarli e diventare più forti


Cipolla: 1) in primis ascoltare ed immagazzinare tutto quello che gli allenatori ti consigliano e credetemi non è scontato come può sembrare.
2)Non saltare gli allenamenti per nessun motivo al mondo è l’unico modo per far si che si saltino gli allenamenti per motivi seri.. in allenamento ti misuri con i compagni e ti confronti con i tuoi limiti è li che avviene la crescita del giocatore non durante le partite quelle sono gli esami di verifica.
3)integrare con la palestra, il nostro sport non può essere giocato al meglio solo con la passione, il football è uno sport di collisione necessita di condizione mentale ma soprattutto fisica.
4) last but not least, divertirti e fare sli scemi con i compagni di squadra, sono momenti magici che ti accompagneranno per il resto della vita e probabilmente con molti di loro festeggerai la sera del tuo matrimonio o la prima partita di tuo nipote e più cose avrete da raccontare più i vostri nipoti cresceranno nella vostra leggenda!


Vi lasciamo il link della loro pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/SEAMEN-MILANO/217227449601 e il link del loro sito: http://www.seamen.it/

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